C’è un intero universo di storie dimenticate che riprende a respirare tra le stanze storiche di Palazzo Mazza, a Borgia. Vecchie scatole di biscotti, ingranaggi arrugginiti, bulloni e cimeli domestici scampati all'oblio si risvegliano sotto forma di creature capaci di guardare il visitatore con occhi fatti di dadi e metallo. Prende vita così “Memorie Umane – Giocare è una cosa seria”, l’attesissima mostra di Massimo Sirelli che trasforma lo scarto in poesia visiva e l'archeologia quotidiana in un racconto intimo e collettivo.

L’esposizione, curata da Maria De Giorgio, non è una semplice esibizione di manufatti, ma viene presentata dallo stesso Sirelli come «la più importante mostra dei suoi robot mai realizzata in Calabria». Un percorso espositivo monumentale che vanta più di 80 robottini: piccole, magnetiche creature artistiche nate dall’incrocio geometrico tra il recupero ecologico, l’immaginazione più pura e una rara capacità di trasmutare la materia quotidiana, spesso considerata avanzo, in un racconto universale.

Il gioco come conoscenza e rigenerazione

Al centro dell’intero impianto concettuale risiede un’idea forte, quasi filosofica: giocare non è un atto di mera evasione, bensì una forma estremamente seria di conoscenza. Il gioco, nell'universo visivo di Sirelli, si fa motore primario della creatività, un linguaggio transgenerazionale capace di riattivare istantaneamente ricordi sopiti, emozioni d’infanzia e legami collettivi. Nei suoi robot, frammenti dimenticati del passato, relitti industriali o vecchi utensili domestici trovano una seconda, inaspettata vita, trasfigurandosi in figure poetiche, ironiche, malinconiche e profondamente umane. L’evento inaugurale, tenutosi all'interno di Palazzo Mazza, ha visto la partecipazione di un parterre istituzionale di rilievo, tra cui il consigliere regionale Marco Polimeni e il presidente della provincia Amedeo Mormile, a testimonianza dell’impatto non solo artistico, ma anche politico e sociale dell’iniziativa sul territorio calabrese.

«Questi non sono semplicemente pezzi di recupero, sono pezzi di vita — spiega Massimo Sirelli —. Ci sono infinite ore di lavoro, giorni e settimane dedicate a questa ricerca di assemblaggio, alla ricerca dell'empatia e del sorriso nella materia inanimata. Probabilmente la mia maestra in tutto questo è stata Nonna Teresa, lei era veramente la designer per antonomasia dell'upcycling. Usava sempre dire: "Se non era rotto, era nuovo". Vivere con lei a Torino per dieci anni mi ha insegnato proprio questo: che si può dare una seconda possibilità alle cose, in qualche modo rivedere la vita laddove gli altri pensano che la vita sia ormai finita. Sono particolarmente felice di fare la mostra qui a Palazzo Mazza, una location di assoluta importanza, un museo bello. Mi ha riempito di gioia poter portare qui il mio lavoro».

L'arte diffusa come riscatto territoriale

La mostra non vive isolata, ma rappresenta il fulcro del progetto “POP UP! Dalla rigenerazione creativa urbana all’arte diffusa”. Patrocinata dal Comune di Borgia e sostenuta dalla Regione Calabria, l’iniziativa è stata ideata dall’Associazione Aschenez APS, in stretta sinergia con la Fondazione Andrea Cefaly e l’Associazione Note di Colore. Il progetto nasce con un obiettivo preciso e urgente: coinvolgere attivamente cittadini, visitatori e giovani creativi attraverso un fitto programma di attività dedicate alla cultura, alla sostenibilità ambientale e alla rigenerazione urbana anche nei piccoli centri calabresi. Un entusiasmo pienamente condiviso dall'amministrazione locale, che vede nell'evento un tassello fondamentale per il futuro della comunità: «Questo è il nostro punto di partenza, il nostro vero punto di partenza — dichiara Virginia Amato, assessore alla cultura del comune di Borgia —. Oggi inauguriamo il primo piano di Palazzo Mazza 1847. Siamo felicissimi perché sono anni che lavoriamo su questo palazzo, sul rigenerarlo e valorizzarlo, ma non lo intendiamo come un punto di arrivo. Questo è l'inizio di un percorso condiviso con Massimo Sirelli. Siamo veramente felici che l'associazione Aschenez abbia scelto Borgia e abbia scelto questo luogo. Ripeto, Palazzo Mazza è un ottimo contenitore culturale e possiede un immenso valore, non solo a livello locale ma anche a livello regionale».

Con l'apertura del primo piano dello storico edificio del 1847, Borgia si candida così a diventare un piccolo ma luminoso laboratorio di avanguardia culturale. Un luogo dove la memoria storica e l'architettura antica abbracciano il futuro. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 16 luglio.