Una partita complessa, scandita da condizioni precise e da scelte che intrecciano risanamento aziendale, interesse pubblico e programmazione strategica del Comune. Il parere dell’esperto indipendente Giovanni Puccio, nominato dalla Camera di Commercio al fine di affiancare l’amministratore unico Antonio De Marco nel percorso di ristrutturazione della società in house Catanzaro Servizi S.p.A., non è un semplice via libera alle misure protettive, ma un documento che fissa paletti chiari e richiama tutti – società, socio unico e creditori – a un’assunzione di responsabilità non rinviabile.

Puccio non edulcora il quadro: la società in house del Comune di Catanzaro è in stato di crisi rilevante, nonostante il bilancio 2024 si chiuda formalmente in utile. Un risultato che l’esperto definisce, nei fatti, non strutturale, perché sostenuto da componenti “straordinarie” e non da una gestione caratteristica in equilibrio. La vera criticità resta la tenuta dei flussi di cassa, insufficienti a garantire la regolarità degli impegni finanziari e tali da mettere a rischio la continuità aziendale. È su questo presupposto che Puccio giudica coerente e ammissibile la richiesta di conferma delle misure protettive e cautelari nell’ambito della composizione negoziata della crisi. Ma il suo parere non è incondizionato. Le misure – sospensione delle azioni esecutive, congelamento dei pignoramenti, tutela dei rapporti bancari, rilascio del DURC e stop alle segnalazioni in centrale rischi – vengono ritenute legittime solo nella misura in cui restino temporanee, proporzionate e strettamente funzionali al buon esito delle trattative con i creditori. Il messaggio è chiaro: le misure non possono trasformarsi in una zona franca. Devono servire a creare uno spazio di stabilità per negoziare, ristrutturare il debito, aggiornare il piano industriale e rimettere in equilibrio la gestione. In assenza di un’effettiva evoluzione del percorso di risanamento, avverte l’esperto, il rischio è quello di cristallizzare la crisi anziché risolverla.
Un altro punto centrale del parere riguarda il ruolo del socio unico pubblico, chiamato a fare la sua parte. La continuità aziendale di Catanzaro Servizi, società che impiega circa 120 lavoratori ed eroga servizi essenziali, non è solo una questione contabile, ma un tema di interesse pubblico primario. Qualsiasi interruzione delle attività avrebbe ricadute sociali, occupazionali e operative rilevanti per la città. Da qui la necessità, sottolineata da Puccio, di un quadro di certezze nei rapporti economici con il Comune e di affidamenti coerenti con il modello in house, capaci di dare solidità industriale alla società.

Il Piano industriale al vaglio del Consiglio comunale

Un tema che si intreccia direttamente con l’agenda politica delle prossime settimane. Il presidente del Consiglio comunale, Gianmichele Bosco, ha convocato l’assemblea in seduta straordinaria per giovedì 5 febbraio alle ore 14 (seconda convocazione venerdì 6 febbraio alle 12.30). Al centro del dibattito ci sarà l’approvazione del Piano industriale 2026-2030 di Catanzaro Servizi e una serie di affidamenti strategici: supporto tecnico ai RUP, gestione delle lampade votive, manutenzione del verde urbano e del piano viabile.

La “partita" del Forno crematorio

In questo quadro si inserisce anche una scelta di programmazione destinata ad avere un peso non marginale sul futuro della società. La Giunta comunale ha infatti approvato un atto di indirizzo per la redazione del Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica (PFTE) relativo alla realizzazione di un impianto di cremazione all’interno del cimitero urbano di via Paglia. L’obiettivo dichiarato è duplice: colmare una grave carenza di servizi – in Calabria oggi esiste un solo impianto di cremazione, a Carpanzano, nel Cosentino – e dare una risposta strutturale alla gestione degli spazi cimiteriali, riducendo la pressione sui loculi e favorendo una pianificazione più sostenibile.L’opera sarà finanziata con un mutuo della Cassa Depositi e Prestiti e inserita nel programma triennale delle opere pubbliche. A impianto realizzato, l’indirizzo politico è quello di affidarne la gestione a Catanzaro Servizi S.p.A., già titolare dei servizi cimiteriali in regime di in house providing. Un tassello che rafforza il perimetro industriale della partecipata, ma che – alla luce del parere di Puccio – chiama a una gestione rigorosa, sostenibile e coerente con gli obiettivi di risanamento.

Piano industriale, i paletti di Puccio

In sostanza, affinché il piano industriale produca i suoi effetti è necessario, secondo l’esperto, il verificarsi delle seguenti condizioni essenziali: effettiva e tempestiva erogazione dei finanziamenti previsti a carico del Comune; effettivo affidamento e avvio dei nuovi servizi e delle concessioni indicate nel piano; mantenimento del rapporto fiduciario con il socio pubblico e continuità del modello in house; puntuale attuazione delle misure organizzative e di controllo previste. «In assenza di tali condizioni, il piano perderebbe parte significativa della propria sostenibilità».

Misure protettive, il 10 febbraio decide il Tribunale

Intanto, sul fronte giudiziario, il calendario segna una data decisiva: 10 febbraio 2026. Quel giorno il Tribunale di Catanzaro valuterà la conferma delle misure protettive richieste dalla società, congelando per un massimo di 120 giorni le iniziative dei creditori, dall’Erario agli enti previdenziali. Il parere dell’esperto rappresenta una base tecnica solida, ma non una garanzia automatica.

La linea tracciata è netta: protezione sì, ma solo a fronte di impegni concreti, scelte coerenti e risultati misurabili. Perché la partita di Catanzaro Servizi non riguarda solo i conti di una società, ma la capacità della città di governare i propri servizi senza trasformare l’emergenza in normalità.