«La nostra posizione non nasce dalla volontà di ostacolare le decisioni di altri amministratori, ma dalla convinzione che sia necessario approfondire tutte le conseguenze di un cambiamento così importante». Il sindaco di Spadola, Antonio Maria Rosso, prende posizione sul progetto di trasferire parte delle Serre vibonesi alla Provincia di Catanzaro e conferma che il suo Comune, almeno per il momento, non aderirà all'iniziativa. Una decisione che rischia di complicare il percorso intrapreso da Serra San Bruno, Brognaturo, Simbario, Mongiana e Fabrizia, mettendo in discussione uno dei tasselli del disegno originario.

Non si tratta soltanto di una defezione politica. Spadola era stata infatti indicata dallo stesso sindaco di Serra San Bruno, Alfredo Barillari, tra i Comuni da coinvolgere per garantire la continuità territoriale necessaria al progetto.

Rosso, dal canto suo, riconosce le ragioni del malcontento delle comunità montane, ma ritiene che la soluzione ai problemi non possa essere cercata semplicemente spostando un confine provinciale. «La posizione geografica di Spadola rende evidente quanto i nostri territori siano strettamente collegati. Non si tratta soltanto di individuare un nuovo confine amministrativo, ma di riflettere su un sistema di comunità che condivide infrastrutture, servizi, difficoltà e prospettive di sviluppo».

Spadola e il nodo della continuità territoriale

La continuità territoriale è il principio secondo cui i territori appartenenti alla stessa circoscrizione amministrativa devono formare un'area geograficamente unita. Nel caso specifico significa che i Comuni intenzionati a passare sotto Catanzaro devono mantenere un collegamento con il resto della provincia di destinazione, senza costituire un territorio separato. Il territorio di Serra, infatti, non confina direttamente con Catanzaro, ma è contiguo a Spadola, che a sua volta confina con Brognaturo e Simbario che sono i due Comuni che possono assicurare la continuità territoriale con Catanzaro. Senza Spadola, insomma, Serra non potrebbe essere catanzarese.

La presa di posizione di Rosso arriva peraltro a pochi giorni dalle nuove dichiarazioni di Barillari, che il 13 ottobre ha ribadito la volontà di andare avanti, prospettando il coinvolgimento della Regione e un referendum territoriale.

«Comprendo le ragioni dei colleghi, il disagio è reale»

Il sindaco di Spadola chiarisce che la mancata adesione non equivale a una bocciatura delle motivazioni che hanno spinto gli altri amministratori a chiedere il trasferimento.

«Conosco bene le condizioni della viabilità, le difficoltà di accesso ai servizi, le criticità sanitarie e il senso di abbandono che molte comunità avvertono. Sono problemi concreti e le preoccupazioni dei colleghi meritano rispetto».

Per Rosso, tuttavia, quelle difficoltà non sono una peculiarità delle Serre vibonesi. «Problemi analoghi interessano numerosi piccoli Comuni della Calabria, sia nelle aree montane e interne sia lungo la costa e nelle zone collinari. Cambiano le caratteristiche dei territori, ma spesso sono le stesse le difficoltà che gli amministratori affrontano quotidianamente».

Da qui l'invito a non trasformare la discussione in uno scontro tra territori: «Non credo che il futuro della Provincia possa essere costruito contrapponendo la montagna alla costa o i piccoli centri ai Comuni più grandi. Ogni territorio ha esigenze specifiche, ma tutti devono poter contare su istituzioni presenti e capaci di dare risposte».

«Se Vibo piange, Catanzaro non ride»

Un altro aspetto sul quale Rosso invita a riflettere riguarda i vantaggi concreti che deriverebbero dal passaggio alla Provincia di Catanzaro. Il primo cittadino ricorda che entrambi gli enti provinciali hanno attraversato difficoltà finanziarie e percorsi di risanamento. Non è quindi scontato che il trasferimento possa tradursi automaticamente in maggiori investimenti e servizi migliori.

«È legittimo chiedersi se una diversa appartenenza provinciale possa produrre benefici nell'immediato. Ma bisogna chiarire quali investimenti sarebbero disponibili, quali interventi verrebbero programmati e quali miglioramenti potrebbero essere garantiti ai cittadini».

Rosso richiama anche la distinzione tra le competenze delle diverse istituzioni. La sanità, una delle principali ragioni del malcontento delle Serre, dipende dal sistema regionale e non dalle amministrazioni provinciali. Diverso è il discorso per le strade e le scuole, che rientrano tra le responsabilità delle Province.

«Le difficoltà della sanità non si risolvono semplicemente modificando un confine. Per migliorare le strade e le scuole servono invece programmazione, risorse e capacità amministrativa. È su questi aspetti che occorre misurare la qualità dell'azione istituzionale».

L'appello alla Provincia di Vibo: «Non basta difendere un'appartenenza»

Il sindaco di Spadola ritiene che la richiesta avanzata dagli altri Comuni debba soprattutto rappresentare un campanello d'allarme per la Provincia di Vibo Valentia. Se più amministrazioni arrivano a ipotizzare di abbandonarla, significa che il rapporto con i territori presenta criticità che non possono essere ignorate.

«Quando più Comuni manifestano un disagio così profondo da valutare il cambiamento di Provincia, le istituzioni devono interrogarsi sulle ragioni di quella scelta. Non basta difendere un'appartenenza amministrativa: occorre rafforzare il rapporto tra l'ente provinciale e le comunità».

La Provincia, secondo Rosso, deve tornare a essere un riferimento concreto per i sindaci, soprattutto per quelli dei piccoli centri, attraverso una maggiore attenzione alla viabilità, all'edilizia scolastica, alla pianificazione territoriale e al supporto tecnico-amministrativo.

Ma nelle sue parole emerge anche una riflessione più ampia sull'identità del Vibonese e sul peso delle Serre, che rappresentano un patrimonio umano, economico e ambientale fondamentale per l'intera provincia.

«Che senso avrebbe la provincia di Vibo Valentia senza questo grande patrimonio umano, economico ed ambientale rappresentato la zona montana?», si domanda Rosso.

Un interrogativo che va oltre la posizione assunta da Spadola e investe il futuro stesso dell'ente provinciale. «Il rispetto per i colleghi e per le comunità che rappresentano rimane pieno. Le loro preoccupazioni sono anche le nostre e meritano risposte concrete».

Quindi la conclusione: «Il futuro delle Serre riguarda l'intero Vibonese. La questione non è soltanto comprendere perché alcuni Comuni desiderino lasciare la Provincia, ma capire come costruire un'istituzione più vicina ai territori, più attenta alle esigenze dei cittadini e più capace di sostenere le amministrazioni locali».