A Catanzaro non si consuma più una crisi politica. Si apre una resa dei conti. E non è una differenza semantica: è il passaggio che separa l’instabilità cronica dalla fine anticipata di un’esperienza amministrativa. Quattordici firme, messe nero su bianco davanti a un notaio, dicono una cosa semplice e insieme durissima: il tempo del sindaco Nicola Fiorita è arrivato al limite. Non voci, non malumori, non trame. Un atto formale, pubblico, irreversibile nei suoi effetti politici. La sfiducia non è più un’ipotesi, è un percorso già avviato.
Il dato che colpisce non è solo il numero (mancano solo tre firme per sciogliere il Consiglio), ma la sua composizione. C’è Forza Italia compatta (manca all'appello Manuela Costanzo vicepresidente del Consiglio comunale), c’è Azione, ci sono pezzi di Fratelli d’Italia (segnatamente la capogruppo Annachiara Verrengia e il consigliere Emanuele Ciciarello mentre mancano all'appello Raffaele Serò e Tommaso Serraino vicini all'assessore regionale Antonio Montuoro), Eugenio Riccio unico superstite della Lega alla corte di Filippo Mancuso, l’area centrista con Noi Moderati della consigliera e neo coordinatrice Lea Concolino ed espressioni di centrosinistra come Rinascita di Valerio Donato. Un fronte trasversale che racconta un isolamento politico ormai evidente. "Tutte chiacchiere", è l'espressione che si coglie più spesso quando si entra in qualche bar del capoluogo.

Negli ultimi 20 anni, diverse volte sono state raccolte le firme per sfiduciare Sergio Abramo ma le manovre politiche si sono sempre concluse con un nulla di fatto. Perché il denominatore comune tra le ultime esperienze di governo Abramo e i 4 anni a guida Fiorita è che il partito di maggioranza relativa che decide le sorti delle amministrazioni e del sindaco di turno è il "partito del gruppo Misto", altro che anatra zoppa. Una compagine spesso formata da consiglieri eletti in schieramenti opposti rispetto all'amministrazione ma che risultano decisi per la tenuta della maggioranza, sovente autoproclamandosi "responsabili". Sono ben 8 i consiglieri nel Misto in questa consiliatura. Tra loro tuttavia c'è Fabio Celia, già capogruppo del Pd dopo essere stato il più votato della coalizione di centrosinistra. Celia ha lasciato polemicamente il gruppo dopo i contrasti interni al partito ma in occasione dell'ultima seduta dell'assise comunale ha riservato parole durissime all'indirizzo del sindaco Fiorita: «Hai svenduto gli ideali di sinistra solo per mantenere la poltrona facendo accordi sottobanco con la peggiore destra di questa città» - ha tuonato dai banchi dell'aula rossa. Parole che fanno di Celia il principale indiziato per affiggere la quindicesima firma che, secondo indiscrezioni, potrebbe arrivare già questa mattina. Ma il Consiglio comunale di Catanzaro è entrato in una fase in cui le ambiguità non reggono più. Chi è indeciso oggi, domani sarà chiamato a spiegare perché ha scelto di non scegliere. La partita vera, adesso, si gioca fuori dall’aula e dentro i rapporti di forza regionali. Le aree di riferimento contano più delle tessere di partito. Le indicazioni che arriveranno dalla Cittadella, da Palazzo Campanella, dai livelli intermedi del centrodestra saranno determinanti. È qui che la crisi del Comune incrocia quella più ampia degli equilibri politici calabresi. Non c’è più spazio per mediazioni creative o soluzioni ponte. Il pericolo è che anche l'eventuale mancato raggiungimento delle 17 firme non farà altro che certificare una paralisi destinata a logorare tutti.