E' una disciplina sportiva a tutti gli effetti, riconosciuta dal Coni, il gioco degli scacchi . Un ottimo esercizio che stimola le capacità mentali e favorisce il senso agonistico della sfida. Non un semplice passatempo per pochi appassionati dunque ma qualcosa di più. Concentrazione, riflessione e scelte ponderate rispettando regole semplici e universali, è questo ciò che riesce a stimolare l'attività scacchistica in chi la pratica. «Gli scacchi fanno parte dello sport in tutta la loro essenza: qualunque disciplina sportiva mette in risalto quelle che sono tattica e strategia degli scacchi. Tutto il lavoro mentale che viene sviluppato attraverso gli scacchi fa parte dell'attività di tutti gli altri sport - spiega il presidente dell'associazione sportiva dilettantistica Pushwooders' Chess Academy di Catanzaro, Maurizio Leone -. Noi veniamo prima perché mentre gli altri si occupano del corpo, noi fabbrichiamo le idee. Il gioco degli scacchi è inoltre un'attività olimpionica, quindi rientra in quelle che sono le discipline olimpioniche del CONI. Abbiamo le nostre olimpiadi che nel 2006 si sono svolte addirittura a Torino».

I numeri 


Secondo un sondaggio dell'istituto di ricerca Winpoll, commissionato dalla Federazione Scacchistica Italiana, circa 15 milioni di italiani dichiarano di aver giocato a scacchi, anche solo occasionalmente, mentre 3,6 milioni lo praticano più volte a settimana. In crescita il livello di diffusione tra i giovani tra i 18 ei 29 anni, anche se molti scelgono di giocare online. Dati in linea con la tendenza a livello regionale, come conferma Maurizio Leone, che è anche istruttore federale degli scacchi, nonchè referente regionale Csen per l'attività scacchistica.

Riscoprire il gioco da tavolo 

«La partecipazione all'attività scacchistica in Italia e in Calabria in particolare è molto grande, però rimane sempre molto nascosta. Tantissime persone giocano al computer o con il telefonino e non si mettono più a giocare al tavolino, che sono due cose completamente diverse». Da qui l'impegno nel riportare l'attenzione sul contatto umano e sul fascino tattile del gioco, rappresentando anche un ponte tra generazioni e un modo per tenere lontano i giovani dagli smartphone: «Nella partita a tavolino c'è adrenalina, c'è suspense, c'è tensione, c'è creatività immediata, cose che il telefonino o il computer non riusciranno mai a dare. Io mi batto perché il gioco degli scacchi sia fatto a tavolino, con sensazioni vere, con reazioni vere, soprattutto con tanta pazienza».