Si tratta dell’attribuzione dell’incarico di funzione del dipartimento salute mentale e dipendenze. La sentenza è stata notificata ed è immediatamente esecutiva: «Situazione di totale illegalità»
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«La lavoratrice Nicoletta Cua ha vinto la causa in Tribunale contro l’Asp di Catanzaro che, tuttavia, non esegue la sentenza». Lo si legge in una nota diffusa dall’avvocato Francesco Pitaro che ha fatto sapere di aver diffidato l’azienda sanitaria. Nell’atto si legge che «a causa della condotta contra ius e omissiva e inadempiente di Asp Catanzaro, con riferimento all’avviso interno per il conferimento degli incarichi di funzione organizzativi (ex coordinamenti) al personale del comparto per il dipartimento di salute mentale e dipendenze Csm Catanzaro, l’istante è stata costretta a rivolgersi al Tribunale del Lavoro di Catanzaro».
Secondo quanto riferito il Tribunale del Lavoro di Catanzaro, in accoglimento totale del ricorso proposto, ha dichiarato «l’illegittimità dell’atto di conferimento di incarico della funzione» e ha inoltre dichiarato «il diritto della ricorrente all’attribuzione dell’incarico di funzione organizzativa del dipartimento Salute mentale e dipendenze – Csm Catanzaro». Inoltre, che la sentenza è stata notificata ed è immediatamente esecutiva. Tuttavia, ad oggi, l’Asp di Catanzaro non ne ha preso atto, né ha dato esecuzione, né attribuito l’incarico previsto in sentenza.
Secondo, l’avvocato «la condotta omissiva di Asp Catanzaro permette e consente che vi sia una situazione di totale illegalità al punto che l’incarico, che secondo il Tribunale deve essere svolto dalla dott.ssa Nicoletta Cua, è svolto da soggetto che, secondo il Tribunale, non ha diritto di svolgere il ruolo».
In conclusione l’avvocato Francesco Pitaro «invita e diffida l’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro a voler dare immediata e puntuale e totale applicazione alla sentenza del Tribunale del Lavoro di Catanzaro e, conseguentemente, ad eliminare la situazione di illegalità che vi è in Asp Catanzaro con riferimento all’incarico entro sette giorni dal ricevimento del presente atto.
Si riserva in caso di omessa esecuzione puntuale e tempestiva della sentenza di depositare un esposto/querela alla Procura della Repubblica affinché gli organi inquirenti facciano luce sul presente caso e accertino i soggetti responsabili della omessa applicazione della sentenza e dell’omessa attribuzione dell’incarico e i reati commessi condannandoli alle pene di legge».

