Al centro della scena il movimento continuo di una bicicletta che ha scandito il ritmo di una vita che cerca di scappare da una «maledizione famigliare»
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Il teatro Grandinetti di Lamezia Terme ha ospitato un nuovo appuntamento di Caudex-Visioni Letterarie, sotto la direzione artistica e la regia di Sabrina Pugliese, è stato messo in scena il romanzo “Bestie” di Sofia Pirandello.
Il fulcro della rappresentazione è stato il movimento continuo della bicicletta su cui una Lucia magnetica, interpretata da Rosy Vergori, ha pedalato per tutta la serata portando il pubblico a toccare i diversi topos del racconto, scandendo così il ritmo di una vita che cerca di scappare da una «maledizione famigliare» alla ricerca della propria identità.
Attorno a Lucia, la regia della Pugliese ha costruito quadri dove il tempo pareva essersi fermato. Sullo sfondo del palcoscenico incombeva l’immagine di una donna dai capelli corvini immersa nel sonno, dalla cui mente prendevano forma visioni e incubi, quasi a voler dare forma all’inconscio tormentato della protagonista.
In questa cornice abbiamo visto la zia, interpretata da Fedora Cacciatore sferruzzare con gesti antichi un cesto di vimini sulla sua sedia, quasi a tessere le fila di un destino ineluttabile, convincendo Lucia, dopo la morte del fratello, a partire, ad andare alla ricerca della sua “America”.
In un altro angolo della memoria sono apparse la piccola Lucia e la madre Anna, rispettivamente Anna Spinelli e Angela Gaetano, colte nel loro difficile confronto con il maestro, interpretato da Walter Vasta. Ed ecco poi Catena, interpretata da Arianna Perri, ferma sulla sua panchina, che accoglie e custodisce Lucia ormai emigrata al Nord in cerca di una nuova vita.
Il dialogo tra l’autrice e le relatrici, Sabrina Pugliese ed Emanuela Stella, ha scavato nelle pagine del libro affrontando i temi salienti di Bestie. Si è parlato del rapporto morboso col cibo, di quella magia che diventa uno strumento di potere e sopravvivenza, e di quella follia che non è una malattia ma l’unico linguaggio possibile per chi è stato emarginato dalla società.
Le note di Fabio Tropea hanno dato voce a quel dolore che attraversa la vita di Lucia come un filo teso, trasformandolo in una vibrazione, in un suono ancestrale e suggestivo. Come da tradizione per Caudex, la serata non poteva che chiudersi con un rito di condivisione. Il buffet finale, tra “duci e salatu”, è stato il momento in cui le parole “si sono sciolte” in un contrasto di sapori che rispecchia esattamente la scrittura della Pirandello.

