Per l'esponente di Fdi Catanzaro occorrerebbe creare una rete con l’università, l’accademia delle belle arti, il conservatorio, la Fondazione Politeama e tutto l’associazionismo culturale con la partecipazione dei ristoratori, di commercianti e artigiani
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“Ho seguito il dibattito di questi giorni scaturito dall’iniziativa di associazioni e commercianti messa in campo per pungolare l’amministrazione comunale rispetto alla messa in campo di iniziative per ricercare soluzioni finalizzate a ridare ossigeno socialmente ed economicamente al centro storico del capoluogo di regione. Un’iniziativa lodevole poiché, come riferito più volte dagli interessati, va oltre il singolo interesse ma tende a ricercare soluzioni collettive che dimostrano attaccamento al luogo nel quale si opera. Bene ha fatto l’amministrazione comunale ad ascoltare questi operatori e queste associazioni. Purtroppo però ciò avviene con quasi quattro anni di ritardo. Proclami e annunci rimasti sulla carta. L’amministrazione Fiorita, è ben noto a tutti i cittadini, si è sempre caratterizzata per una frammentazione politica interna che ne ha inevitabilmente compromesso l’agire politico e quel poco di “visione”, rispetto alle tante problematiche della città, è svanita nella ricerca di un continuo compromesso su tutto. Ciò ha ovviamente riguardato anche il centro storico ed il suo rilancio. Un centro storico che ha bisogno di vivere tutto l’anno.
Personalmente ho sempre ritenuto opportuno evitare di rincorrere dal punto di vista concettuale i “modelli” di altre realtà, che puntano tutto sulla presenza dei grandi marchi di abbigliamento. I quali, a fronte di analisi di mercato che certificano l’assenza di flussi importanti di persone, non rischiano investimenti. Allora il tema, mi pare evidente, è come riportare la gente in centro. Ho sempre pensato, immaginato, il centro storico come una grande spazio culturale. La città dispone di una rete di strutture importanti per questo io ripartirei da li. Ma nessuno può farlo da solo o con iniziative sporadiche. Occorrerebbe creare una rete con l’università, l’accademia delle belle arti, il conservatorio, la Fondazione Politeama e tutto l’associazionismo culturale con la partecipazione dei ristoratori, di commercianti e artigiani. È perché no anche con i privati sollecitando anche una nuova stagione di mecenatismo. Una grande rete economica e sociale dalla quale ripartire.
Tante volte ho incontrato turisti le domeniche che non trovavano un ristorante aperto dove poter pranzare. Di converso il ristoratore ovviamente non può tenere aperta una struttura nell’incertezza. A questo serve una rete, una collaborazione che diventi sistema. Con il concorso di tutti. In quest’ottica non bisogna dimenticare chi in questi anni ha scelto di rimanere nel centro storico. I cittadini che vi risiedono. Non si può pensare a nessun progetto che li escluda o renda loro la permanenza nel centro difficile e invivibile. Nessuno può immaginare che tutto ciò sia semplice. Ma lontano dalla retorica e dai proclami elettorali occorrono volontà politica, coraggio e partecipazione di tutti. Nessuno escluso.
Ecco perché ritengo che chi ambisce a guidare la città assieme a quella che sarà la futura amministrazione, per superare le criticità di questi anni, dovrà proporre in modo chiaro cosa fare per il centro storico. Un atto programmatico che dovrà essere siglato da tutti coloro i quali ambiscono a diventare consiglieri comunali. Perché la città sicuramente non è solo il centro storico ma se non recupera quest’ultimo perde la sua identità. La metropolitana che presto vedrà il completamento di altre fermate può svolgere il ruolo di grande collettore tra i quartieri ed il centro. Ma non basta. È vero che l’attuale mobilità per arrivare in centro è resa difficile per via dei cantieri avviati e nessuno può criticare l’avvio di lavori importanti. Ma solo è incomprensibile il ritardo sui lavori di alcuni di questi. Il cantiere del raddoppio di via Carlo V, ad esempio, registra un forte ritardo sulla tabella di marcia. Quello dei lavori per il consolidamento del costone di viale dei Normanni idem. Occorre una spinta risolutiva, occorre responsabilità perché dal completamento di questi lavori ne troverà beneficio l’intera viabilità del centro. Si badi bene la viabilità a 360 gradi poiché è miope ritenere che le sorti delle attività commerciali possano dipendere dai sensi di marcia piuttosto che da una visione di insieme. Occorre una visione che diventi realtà a beneficio di tutti”.

