Le attività sono passate da 4.906 a 4.432. La riduzione più consistente in provincia di Cosenza. Il presidente di Confesercenti Aloisio: «Quando una serranda si abbassa si perde un servizio e si riducono le occasioni di socialità»
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Tra il 2019 e il 2025 in Calabria sono scomparsi 474 bar, con una riduzione del 9,7%: le attività sono passate da 4.906 a 4.432. Un calo significativo, anche se inferiore a quello registrato a livello nazionale, dove nello stesso periodo il numero dei bar è diminuito del 14,2%, passando da 169.839 a 145.766 imprese.
Dei 474 bar in meno registrati in Calabria, 408 riguardano comuni diversi dai cinque capoluoghi di provincia. In pratica, circa l'86% della perdita interessa la rete diffusa dei centri piccoli e medi della regione. Nei cinque capoluoghi il numero dei bar è passato complessivamente da 949 a 883, con 66 attività in meno e una riduzione di circa il 7%. Nel resto del territorio regionale, invece, si passa da 3.957 a 3.549 attività, con una contrazione di 408 imprese, pari a oltre il 10%.
«È questo - dichiara Claudio Aloisio, presidente di Confesercenti Calabria - il dato che deve farci riflettere maggiormente. Il problema non riguarda soltanto i grandi centri urbani. Anzi, in Calabria la perdita si concentra soprattutto fuori dai capoluoghi, dove la chiusura di un bar pesa spesso molto di più sulla vita quotidiana di una comunità. In tanti comuni il bar non è soltanto un'attività economica. È un luogo di incontro, un presidio sociale, un punto di riferimento quotidiano. Quando una serranda si abbassa e non viene sostituita da una nuova attività, si perde un servizio, si riducono le occasioni di socialità e il territorio diventa un po' più fragile».
La provincia di Cosenza registra la contrazione più consistente, passando da 2.086 a 1.809 bar: 277 in meno, pari al 13,3%. In quella di Catanzaro le imprese diminuiscono da 866 a 786, con una perdita di 80 (-9,2%), in quella di Crotone da 436 a 389 bar (-47, -10,8%), nella provincia di Vibo Valentia le attività scendono da 411 a 367 (-44 bar, -10,7%). Diversa la dinamica nella provincia di Reggio Calabria, dove si passa da 1.107 a 1.081 bar, con una riduzione di appena 26 attività, pari al 2,3%.
«La Calabria - afferma Aloisio - non presenta quindi una situazione uniforme. Ci sono territori che mostrano una capacità di tenuta molto maggiore e altri nei quali la contrazione della rete è decisamente più evidente. Anche questo ci dice che le politiche non possono essere costruite con strumenti indistinti: bisogna leggere le differenze territoriali e intervenire dove il processo di desertificazione rischia di diventare più difficile da invertire».
«Questo fenomeno - conclude - non si misura soltanto nel numero delle imprese che chiudono ma nella distanza crescente tra cittadini e servizi, nella perdita di vitalità dei centri urbani e dei paesi, nella riduzione delle occasioni di lavoro e di relazione. Il fatto che la Calabria abbia tenuto meglio della media nazionale non deve diventare un alibi. Al contrario, dobbiamo intervenire adesso, quando esiste ancora una rete diffusa da difendere e rafforzare».

