Crescono tutte le province, con Vibo Valentia in testa, su scala nazionale, in termini percentuali. Male Crotone. Il report della Cgia
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Dimenshtein Olga
Più credito alle imprese, ma solo a quelle grandi. Nell’ultimo anno sono aumentati gli “impieghi vivi”, cioè i finanziamenti bancari "sani" calcolati al netto dei crediti deteriorati, delle sofferenze e delle insolvenze. A raccogliere di più sono le aziende con più di 20 dipendenti. In Calabria boom di raccolta in provincia di Vibo Valentia, male, invece, Crotone. Lo dice l’ultimo report della Cgia di Mestre.
Gli istituti di credito hanno concesso 9 miliardi e 777 milioni in più rispetto ai dodici mesi precedenti, +1,5% nell’arco di 12 mesi.
L’ufficio studi dell’associazione degli artigiani calcola che l’ammontare complessivo dei prestiti sia di 653 miliardi e 489,8 milioni.
Nel complesso tra marzo 2025 e marzo 2026 le aziende con più di 20 addetti hanno riscosso 14,5 miliardi di prestiti in più. Le imprese di dimensioni minori, invece, hanno visto ridursi il credito disponibile di 4,7 miliardi.
La regione dove si registra il maggiore incremento percentuale è il Lazio, +11,5%, 7,3 miliardi in più di prestiti. Poi ci sono la Calabria con il 5% in più, 264,2 milioni, e la Sicilia con il 3,3% in più, 578,9 milioni in più.
Nella nostra regione i prestiti bancari toccano quota 5 miliardi e 529,4 milioni. Dopo Roma e Terni, la provincia di Vibo Valentia registra il maggiore incremento con l’11,1% in più, per un totale di 428,8 milioni.
In termini numerici la provincia calabrese con più impieghi bancari è Cosenza con 2 miliardi e 131,7 milioni (+4.8%). Seguono Reggio Calabria con 1 miliardo e 289,8 milioni (+8%) e Catanzaro con 1 miliardo e 221,6 milioni (+2,9%). Male Crotone, dove i prestiti calano dell’1,1%: 457,4 milioni, 5,2 milioni in meno rispetto a marzo 2025.
La situazione in Italia
Il report della Cgia evidenzia che 11 regioni su 20 segnano una flessione nell’erogazione del credito alle imprese. Le contrazioni più significative hanno interessato la Valle d’Aosta, -281,3 milioni di euro (-15,2%), la Liguria, -678,4 milioni (-5,7%) e la Sardegna, -231,5 milioni (-2,9%). In termini assoluti, gli artigiani segnalano che la riduzione più marcata si è registrata in Veneto, che ha visto scendere gli impieghi di quasi 1,5 miliardi di euro (-2,4%).
I prestiti alle imprese nelle province
A livello provinciale, tra le 102 realtà geografiche monitorate, 59 hanno subito una riduzione degli impieghi vivi alle imprese. Le situazioni più critiche hanno interessato Aosta con una flessione pari a 281,3 milioni di euro (-15,2%), Lodi con -248,7 (-9,4%) e Asti con -136,1 (-8,9%). Per contro, i territori dove la variazione è stata maggiormente positiva sono stati Vibo Valentia con +42,8 milioni di euro (+11,1%), Terni con +201,7 (+13,1%) e Roma con +7,5 miliardi (+13,5%).
Le ragioni del “credit crunch”
La contrazione del credito è un fenomeno che scaturisce da una serie di concause. Le banche adottano oggi modelli di valutazione rigidi e automatizzati che penalizzano le realtà con flussi di cassa instabili o bassa capitalizzazione. A questo si aggiungono i vincoli dei regolamenti internazionali, che rendono i piccoli prestiti meno redditizi a causa degli elevati costi di gestione e dei maggiori requisiti di capitale. La trasformazione del sistema bancario ha inoltre favorito i grandi gruppi, eliminando, con la riduzione sul territorio delle filiali e degli sportelli, quel rapporto diretto e fiduciario che andava ad instaurarsi tra banche ed imprese, che un tempo agevolava l'accesso ai finanziamenti. Infine, la situazione è aggravata da un calo della domanda di credito stessa, influenzata dall'incertezza economica e da una maggiore prudenza degli imprenditori negli investimenti.

