Volti di donne di diversa età, provenienza ed estrazione sociale. Ritratti di madri ancora bambine si alternano a quelli di donne anziane segnati dal tempo e dalla fatica. Donne che indossano con orgoglio gli abiti della tradizione, donne al lavoro, altre riunite attorno a un tavolo – dove significativamente non compaiono uomini – mentre condividono un pasto frugale.

È lo sguardo, carico di espressività, il filo conduttore delle oltre cento fotografie che compongono il volume fotografico di Saverio Miceli, Nascere donna. Ritratti di amore, orgoglio e lotta. Una narrazione fotografica dell’universo femminile attraverso lo sguardo di un medico, edito da Cine Sud.

Il libro è stato presentato per la prima volta al pubblico sabato pomeriggio nell’accogliente salone della Biblioteca provinciale “Bruno Chimirri”, davanti a una sala gremita che non è riuscita a contenere tutti i partecipanti. Un segnale evidente dell’interesse suscitato dall’opera e dal tema affrontato, ma anche dell’affetto e della curiosità di molte persone che negli anni hanno condiviso con Miceli esperienze di viaggio e percorsi di scoperta al punto da sentirsi direttamente coinvolte nel progetto e nel suo debutto pubblico.

Intorno al lavoro di Miceli si è sviluppato un dialogo intenso grazie agli interventi di Daniela Pietragalla, autrice della prefazione e direttrice della Biblioteca ospitante, e di Francesco Mazza, editore di Cine Sud. A moderare l’incontro la giornalista Rosita Mercatante.

Entrambi i relatori hanno sottolineato l’emozione di condividere con l’autore – al quale li lega anche una profonda amicizia – il momento in cui questo progetto vede finalmente la luce dopo un lungo percorso di elaborazione.

Il volume nasce, infatti, da oltre vent’anni di viaggi durante i quali Miceli, medico ginecologo e fotografo per passione, ha attraversato diverse parti del mondo raccogliendo incontri e immagini. Un viaggio compiuto con passo lento e con rispetto, scegliendo di rivolgere il proprio obiettivo esclusivamente alle donne, senza lasciarsi distrarre dai paesaggi o dagli elementi più spettacolari dei luoghi visitati.

«È una narrazione non verbale», racconta l’autore. «Nasce dall’incrocio di uno sguardo, da un attimo in cui spesso lo sguardo si trasforma in un sorriso. È quello che definisco empatia fotografica: il secondo in cui sembra instaurarsi un rapporto di fiducia. Persone che, nella maggior parte dei casi, non ho mai più incontrato dopo quello scatto».

Immagine dopo immagine emerge una domanda che attraversa l’intero volume: se quella stessa nascita rappresentata nella fotografia di apertura – un neonato ripreso nei suoi primi vagiti – fosse avvenuta in una capanna Masai nel cuore della Tanzania, su un’isola del Madagascar, in un villaggio dell’India, tra le montagne dell’Iran, in una casa di legno in Perù o in una metropoli della Cina, quale destino avrebbe atteso quella bambina?

In molte parti del mondo nascere donna non coincide soltanto con l’inizio della vita, ma con l’inizio di un percorso segnato da disuguaglianze e privazioni: infibulazione, matrimoni precoci, infanzie negate. Eppure, nelle fotografie di Miceli emerge con forza la capacità delle donne di custodire bellezza, identità e dignità attraverso i gesti quotidiani e forme silenziose di resistenza.

Stefania Civico
Stefania Civico

«Questo incontro restituisce dignità a vite spesso dimenticate, vite che stanno ai margini del mondo» ha osservato Daniela Pietragalla nel corso della presentazione. «Lo sguardo di Saverio è complesso: è lo sguardo di un uomo, di un viaggiatore – non di un turista – di un appassionato di fotografia, ma anche di un ginecologo che da decenni, nella sua pratica quotidiana, incontra gioie e dolori dell’universo femminile. È forse proprio questo intreccio di esperienze a conferirgli la capacità di intercettare lo sguardo delle persone e di restituire loro una forma di unità».

Le fotografie raccolte nel libro non sono immagini costruite o “da copertina”. Sono scatti estemporanei, attenti ai dettagli della vita quotidiana: un gesto, un’espressione, un frammento di realtà che rischierebbe di passare inosservato. In questa attenzione alla dignità delle donne – bambine, giovani madri, anziane – si riconosce, come ha sottolineato Pietragalla, «uno sguardo gentile e una dichiarazione di amore e di rispetto verso il mondo femminile».

Nel corso dell’incontro si è aperta anche una riflessione sul rapporto tra parola e immagine nel racconto delle identità. Il ritratto fotografico, proprio come quello letterario o pittorico, può raccontare una storia. «Il volto – ha ricordato Pietragalla – è forse la parte meno fisica del nostro corpo: attraverso lo sguardo, il movimento delle labbra e i segni del tempo rivela un’interiorità. Anche senza parole, queste immagini scrivono un racconto».

Una caratteristica che ha colpito fin dal primo momento anche l’editore Francesco Mazza, il primo a esaminare il lavoro fotografico di Miceli: «La qualità principale della sua fotografia è la correttezza con cui si pone. È sempre un passo indietro. Non c’è lo sguardo colonialista di chi gira il mondo in cerca dell’immagine esotica da portare a casa».

E aggiunge: «Questo non è un libro da mettere su uno scaffale. È un libro da tenere sul comodino, da sfogliare nel tempo. Ogni volta dirà qualcosa di diverso. Gli sguardi di quelle donne, di quelle bambine, di quelle anziane possono diventare ogni giorno una piccola medicina. Se una fotografia nasce contro qualcosa – contro una società distratta – allora ha un valore inestimabile. E le fotografie di Saverio hanno questo valore».

Tra le parole chiave che attraversano il volume c’è anche quella di lotta. Alla sequenza dei volti femminili fa da contrappunto, ad esempio, l’immagine del fazzoletto bianco annodato sulla testa delle madri dei desaparecidos, simbolo della resistenza civile durante la repressione nell’Argentina di Videla tra il 1979 e il 1983.

Nascere donna si inserisce così nella lunga tradizione del ritratto fotografico dedicato alla figura femminile, ma lo fa con una cifra personale: uno sguardo gentile, costruito attraverso viaggi, incontri e relazioni umane.

La presentazione alla Biblioteca “Bruno Chimirri” ha rappresentato la prima tappa del progetto “Nascere Donna – Punto Zero”, un percorso che proseguirà con momenti di discussione partecipata nelle scuole, nelle associazioni e nei luoghi di confronto civile.

L’appuntamento si inserisce inoltre nel calendario di iniziative culturali promosse dal Teatro di Calabria “Aroldo Tieri”, in collaborazione con l’Amministrazione provinciale, che stanno animando gli spazi della Biblioteca di via Pugliese con incontri, presentazioni e momenti di confronto pubblico. Un programma che contribuisce a restituire centralità a questo luogo, vero gioiello culturale a disposizione della comunità, stimolandone la frequentazione e rafforzandone il ruolo di spazio vivo di cultura, dialogo e partecipazione.

Un viaggio appena iniziato che invita a osservare il mondo da un punto di vista diverso: quello umano, delicato e profondamente empatico che attraversa lo sguardo di Saverio Miceli.