Per il consigliere regionale, le spiegazioni fornite non affrontano il nodo centrale della questione: il progressivo impoverimento degli organici e dei servizi a seguito di pensionamenti, trasferimenti e mancate sostituzioni
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«Una risposta burocratica, fatta di numeri e tabelle, che però non racconta la realtà quotidiana vissuta da cittadini, operatori sanitari e utenti dei servizi territoriali». È il giudizio del consigliere regionale e capogruppo di Tridico Presidente, Enzo Bruno, sulle controdeduzioni trasmesse dalla Direzione generale del Dipartimento Salute e Servizi Sanitari in merito all’interrogazione presentata sulla situazione alla Casa della Salute di Chiaravalle.
Per Bruno, le spiegazioni fornite non affrontano il nodo centrale della questione: il progressivo impoverimento degli organici e dei servizi a seguito di pensionamenti, trasferimenti e mancate sostituzioni che negli anni hanno inciso profondamente sulla capacità di risposta del sistema sanitario pubblico.
«Nelle risposte ricevute – afferma Bruno – non si tiene conto del fatto che già nel biennio 2022-2023 numerose figure professionali sono state collocate in quiescenza senza essere sostituite. Parliamo di amministrativi, infermieri, ausiliari, operatori socio-sanitari, fisioterapisti e dirigenti fisiatri. Una perdita di competenze che inevitabilmente ha prodotto conseguenze sull'organizzazione dei servizi».
Tra le criticità segnalate vi è il servizio di Radiologia. Nonostante l’acquisto di nuove apparecchiature, manca ancora il completamento del sistema di stampa digitale e, soprattutto, permane una grave carenza di personale. «Dopo il pensionamento di due tecnici – sottolinea Bruno – è rimasta in servizio una sola unità. È evidente che una situazione del genere incide sulle prestazioni erogabili e sulle liste d’attesa».
Preoccupante anche la situazione del Punto Unico di Accesso (PUA), dove due delle figure professionali previste risultano già in pensione e una terza è prossima alla quiescenza, senza che siano state prospettate soluzioni per garantire la continuità del servizio.
Analoga criticità riguarda il servizio di accoglienza e informazione. «Da sei operatori si è passati progressivamente a tre unità. Con questi numeri – osserva il consigliere regionale – diventa difficile garantire la stessa qualità dell’assistenza e della presenza sul territorio».
Particolarmente significativo il dato relativo all’ambulatorio infermieristico. Nel periodo gennaio-maggio 2026 risultano effettuate circa cinquanta prestazioni, a fronte delle circa quattrocento registrate negli anni precedenti. «Prima di sostenere che il servizio funzioni regolarmente – evidenzia Bruno – sarebbe opportuno analizzare i dati reali dell’attività svolta».
Secondo il capogruppo di Tridico Presidente, anche i numeri sul personale infermieristico non restituiscono il quadro effettivo della situazione. «Si parla di 17 infermieri, ma quelli realmente operativi nei servizi distrettuali sono 13, di cui uno già in quiescenza. Una parte di queste unità è inoltre vincolata ad altri servizi specialistici. Le risorse residue devono garantire specialistica ambulatoriale, punto prelievi e ambulatorio infermieristico, con tutte le difficoltà legate a ferie, malattie e permessi previsti dalla normativa».
Ma ciò che Bruno considera ancora più grave è il silenzio mantenuto su alcuni servizi essenziali. Nessuna risposta, infatti, è arrivata sulle criticità del Sert, servizio storicamente presente sul territorio e oggi sostanzialmente scomparso; sulla Neuropsichiatria infantile, passata da sei operatori a una sola presenza stabile e due professionisti presenti un giorno a settimana; sulla mancata sostituzione del ginecologo del Consultorio e sulle problematiche della Diabetologia territoriale.
«Il problema vero – conclude Bruno – è che siamo di fronte a una evidente assenza di programmazione. I piani delle quiescenze avrebbero dovuto consentire di pianificare le sostituzioni e garantire la continuità dei servizi. Invece assistiamo da anni a un progressivo svuotamento degli organici che ha relegato la sanità territoriale in una condizione di permanente emergenza».
Per il consigliere regionale, sostenere che queste carenze non abbiano effetti sull’efficienza e sulla fruibilità dei servizi significa «negare la realtà dei fatti». Da qui l’appello a un cambio di passo immediato.
«La sanità territoriale rappresenta il primo presidio di prossimità per i cittadini. Continuare a indebolirla significa allontanare il diritto alla salute dalle comunità. E mentre il pubblico arretra, cresce inevitabilmente la percezione che il proliferare di strutture private possa accompagnarsi a un lento e progressivo smantellamento del sistema sanitario pubblico. Una prospettiva che non possiamo accettare e che va contrastata con investimenti, programmazione e assunzioni adeguate».

