Dopo gli arresti legati alla morte di un detenuto avvenuta due anni fa nella Casa Circondariale, i penalisti del capoluogo richiamano l’attenzione sulle criticità strutturali del sistema carcerario e annunciano la richiesta di un incontro con la direttrice dell’istituto
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La casa circondariale di Catanzaro
La notizia degli arresti eseguiti nelle scorse ore nell’ambito delle indagini sulla morte di un detenuto, avvenuta circa due anni fa all’interno della Casa Circondariale di Catanzaro, ha suscitato «profondo turbamento e sgomento» nella Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro. In un comunicato diffuso dal Consiglio Direttivo, i penalisti catanzaresi precisano di non voler esprimere valutazioni sul merito della vicenda, rimarcando che l’accertamento dei fatti spetta esclusivamente all’Autorità giudiziaria e ricordando il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Tuttavia, secondo quanto evidenziato dalla Camera Penale, dalla lettura dell’ordinanza cautelare emergerebbero anche ulteriori episodi di violenza non direttamente collegati ai fatti contestati che, se confermati, potrebbero rappresentare «segnali allarmanti di un contesto di violenza sistemico» all’interno dell’istituto penitenziario. Da qui la riflessione più ampia sulle condizioni del sistema carcerario italiano. La Camera Penale richiama le ripetute denunce avanzate negli anni dall’Unione delle Camere Penali Italiane riguardo al sovraffollamento degli istituti di pena, alla cronica carenza di personale e all’insufficienza di risorse e strumenti, fattori che rendono sempre più difficili le condizioni di vita dei detenuti e il lavoro degli operatori penitenziari.
Secondo il Consiglio Direttivo, si tratta di una crisi ormai strutturale che continua a produrre effetti incompatibili con il rispetto della dignità della persona e con la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. In questo contesto, sottolineano i penalisti, sofferenza, esasperazione e senso di abbandono rischiano di trasformarsi in terreno fertile per tragedie che non possono essere considerate episodi isolati.
Nel comunicato trova spazio anche il tema dei suicidi in carcere, definiti un fenomeno dalle «proporzioni allarmanti», spesso accompagnato da una crescente assuefazione dell’opinione pubblica. Una situazione che, secondo la Camera Penale, impone di riportare la questione penitenziaria al centro del dibattito pubblico, superando una visione esclusivamente emergenziale e securitaria del carcere.
«La sicurezza dei cittadini – si legge nella nota – non si costruisce attraverso l’abbandono delle persone detenute né accettando che la sofferenza e la privazione della dignità diventino parte ordinaria della pena». Dietro le mura degli istituti penitenziari, aggiungono i penalisti, vive un’umanità della quale l’intera società deve sentirsi responsabile. La Camera Penale annuncia infine che nei prossimi giorni chiederà un incontro alla direttrice della Casa Circondariale di Catanzaro per manifestare la propria vicinanza sia ai detenuti sia agli operatori dell’istituto.
L’appello conclusivo è rivolto alla politica e all’opinione pubblica: «Occorre recuperare la capacità di indignarsi, di interrogarsi e di agire. Occorre, prima di tutto, uno scuotimento delle coscienze». Solo così, conclude il comunicato, sarà possibile affrontare quella che viene definita «un’autentica emergenza civile e democratica».



